Bella, indiscutibilmente bella. E giovane: solo 26 anni. Ma terribilmente sola, Siska De Ruysscher, inguaribilmente immersa nella depressione. Il Belgio, paese che da tempo primeggia assieme al Canada nell'eutanasia, o nel "suicidio di Stato", non ha avuto ripensamenti nel favorirla in questa scelta definitiva e disperata di porre fine alla vita, aiutata dallo Stato.

Lei è andata fino in fondo, ma lasciando in eredità una lucida critica della burocrazia sanitaria, della sua indifferenza e incompetenza di fronte ai casi umani. C'era un grido in Siska, che non ha trovato risposta. Se l'uomo e la donna sono "relazione", non monadi, allora è forse il deserto senza compagnia umana la sconfitta delle sconfitte di questa società "progredita".

Lasciamo parlare lei, tra le penombre del suo mistero: "Io sono il prodotto di un sistema fallimentare… Al mondo che lascio vorrei dire: siate comprensivi, anche con le persone che non conoscete, e non sottovalutate la gravità della vulnerabilità psicologica, anche se non è immediatamente visibile. Ascoltate. E con questo intendo: ascoltate davvero. E lasciate che le persone si esprimano, senza giudicare immediatamente.

Ai curanti vorrei dire: abbiate il coraggio di mettervi in discussione. E alle persone che si riconoscono in questa situazione: raccontate la vostra storia. Perché sì, questo può fare la differenza".

di Gianni Varani

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