Il 28 agosto la Val di Fassa in Trentino è stata colpita da violente raffiche di vento che hanno provocato la chiusura degli impianti di risalita bloccando centinaia di escursionisti ai passi. Fortunatamente io e mio marito siamo riusciti a scendere prima che bloccassero la funivia. Nel piazzale della stazione il vento sollevava la polvere e faceva paurosamente ondeggiare gli alberi.
L’autobus che doveva portarci a valle non arrivava perché la strada era bloccata a causa della caduta di numerosi alberi ed era pericoloso servirci per la discesa a valle dei sentieri nel bosco. Ci guardavamo in giro incerti sul da farsi quando abbiamo incontrato una famiglia veneta che aveva dovuto rinunciare alla gita in funivia. La montagna favorisce il dialogo, un vento così forte crea solidarietà e subito queste persone , a noi del tutto sconosciute, si offrono, dopo un buon pranzo in baita, di accompagnarci con la loro macchina al paese più vicino.
Durante il tragitto, con la familiarità che c’è tra amici, nonno Massimiliano ci racconta la sua storia; due infarti, il peggioramento delle condizioni cardiache, tre mesi di attesa di un cuore nuovo e finalmente due anni fa l’intervento. Ma quanta serenità gioiosa nel suo racconto, quanta gratitudine per la gentilezza dei medici che l’avevano seguito e soprattutto per il donatore di quel cuore che gli ha dato una nuova vita. “Abbiamo incontrato il padre del donatore - ci ha detto – e la nostra famiglia si è allargata.
Ora ci sono anche loro con noi”. Arrivati in paese io e mio marito non sapevamo come sdebitarci per questo provvidenziale aiuto. La figlia di Massimiliano ci ha risposto: “ Avreste fatto lo stesso voi per noi!”.
Quanta gratuità, quanta gioia, quanta speranza .. un’allegrezza del cuore che ci ha contagiato dentro un vento impetuoso.
di Claudia Ferrari