Carissimi, sollecitato dall’amica Claudia (del direttivo del Club) mi permetto di inviarvi il mio contributo.
Mi chiamo Silvio Pasero e ho fondato nel 2009 Banco Building che ora si chiama Banco delle Cose. Facendo tutt’altro lavoro (private banker), un cliente - sapendo che ero un volontario del Banco Alimentare - mi propose di donare le rimanenze del suo magazzino di materiale edile (di qui il nostro nome iniziale) a favore di opere di carità. Facemmo l’operazione e nacque Banco Building. Poiché poi - come disse un saggio - le circostanze ci indicano la nostra vocazione, la nostra opera si è allargata.
Oltre ai materiali edili e a quelli idraulici ed elettrici , ora ci occupiamo di qualsiasi bene non deperibile, dal piccolo al grande: mobili, arredi, complementi d’arredo, macchinari, attrezzature, mense e cucine, mezzi di trasporto (dalle bici ai pullman), giocattoli, cartoleria Così siamo diventati Banco delle Cose che spiega meglio la nostra mission. Se mi chiedeste perché lo faccio vi risponderei che è perché mi piace, mi diverto e un gruppo di amici si è unito a me. Con loro a volte ho discussioni funanboliche (ogni lunedì sera) ma sono certo che se dicessi loro “ho visto un asino volare” non chiamerebbero il 113 ma direbbero: “Parliamone”.
Faccio tutto questo anche perché voglio avere una poltrona in prima fila per veder accadere i miracoli. E di miracoli ne ho visti molti. Il più eclatante è stato sicuramente la storia dei pannelli solari. Un’importante azienda mi convoca per comunicarci che ha 4000 mq di pannelli solari che per errore non hanno venduto ed essendo ormai prossimi alla scadenza della certificazione non sono più vendibili. Accetto la donazione. Alla sera mia moglie (l’elemento razionale della famiglia) mi redarguisce, avvisandomi dei costi che avremmo dovuto sostenere se – non trovando allocazione per una mole così ingente – avessimo dovuto portarli in discarica. Dopo una notte passata tra gli incubi, il mattino successivo mia moglie se ne è andata a lavorare senza salutarmi ma redarguendomi sulla mia “faciloneria”. Il giorno dopo a mezzogiorno arriva una telefonata da un prefisso straniero.
Ho pensato, visto l’orario, che si trattasse del solito call center ma chissà perché ho risposto. Era la superiora del monastero cistercense di Azer in costruzione in Siria. Mai conosciuta. Un comune amico ci aveva messo in contatto. Erano 7 monache che, partite da Valserena, intendevano raccogliere l’eredità dei martiri di Thiberine. Per circostanze che per brevità devo tralasciare erano approdate in Siria perché ai tempi era un paese tranquillo dove convivevano pacificamente islamici (sciti e sunniti) e cristiani (cattolici, maroniti, greco orientali). Era in costruzione il primo nucleo del loro monastero ma avevano difficoltà. Mi disse: “Ora la situazione è più tranquilla: abbiamo acqua nel pozzo e cibo nel frigorifero ma non abbiamo corrente elettrica per tirare su l’acqua e per far funzionare i frigo. Per caso non avete un po’ di pannelli solari per produrre energia elettrica?” Risposi di sì e allora lei incalzò “Potete darcene di più così alleviamo la situazione anche dei villaggi intorno a noi: cristiani ed islamici”. E così fu. Non pensate che inviare ed installare 4000 mq di pannelli solari in Siria sia stata una passeggiata.
Fu un miracolo nel miracolo. Ora il monastero è in fase di ultimazione anche se la guerra continua lì vicino però c’è un terzo miracolo: un grande donatore (che nessuno immaginerebbe e non vi dirò mai) ha finanziato il tutto. Dio scrive dritto su righe storte. I nostri progetti per il futuro? Basta guardare. Il cattolicesimo italiano – in particolare quello ambrosiano - ha costruito un unicum che non ha eguali. C’è un format composto da 4 banchi: Alimentare, Farmaceutico, Informatico e delle Cose che - seppur autonomi ma coordinati – sono in grado di recuperare a 360° ogni scarto ed eccedenza di produzione per donarli a opere di carità in Italia e nel mondo.
Se non è segno di speranza questo! E anche quest’anno saremo al Meeting di Rimini per raccontare cosa, come, quanto stiamo facendo.
Mica tutti successi! La lista degli insuccessi è lunga. Ma anche questo è segno di speranza.
di Silvio Pasero