Ho conosciuto Filippo - ci racconta Luisella (del direttivo del nostro Club) - grazie alla mostra della Beata Benedetta Bianchi Porro e subito mi ha colpito la sua profondità d’animo e la passione per la vita. Ho così scoperto che Filippo ha vissuto in Uganda con la moglie e i suoi otto figli dal 1980 al 2009 lavorando come medico per conto di Ong come Cuamm e Avsi e realizzando progetti in collaborazione con il governo italiano, le Nazioni Unite, l’Unione Europea e agenzie di cooperazione internazionale. Dal 2009 al 2016 è stato direttore del progetto Cluster tematici di Expo Milano 2015. Da maggio 2016 a marzo 2017 ha diretto l’ospedale Dr Ambrosoli Memorial Hospital a Kalongo, in Uganda. Da giugno 2017 a gennaio 2021 è stato direttore generale della Fondazione Banco Farmaceutico. La sua Inguaribile voglia di vivere e’ stata per me così evidente che gli ho chiesto di regalarci una sua testimonianza.
Mia moglie da anni mi scrive ogni giorno, condividendo pensieri, preghiere, domande, esperienze, anniversari e ricordi che altrimenti andrebbero perduti. Penso, anzi, ne sono certo, che scriva per amore e per Amore. Mi scrive per il profondo affetto che ci lega da 45 anni e anche scrive per l’Amore, quello grande che necessita la lettera maiuscola, a cui si affida e ci affida, quotidianamente con preziosa fedeltà.
Io, invece ho iniziato a scrivere con una regolarità settimanale da quando i colleghi di Expo 2015 mi chiesero, in partenza per l’ospedale di Kalongo in Uganda, di raccontare loro della mia esotica avventura. Era il 31 marzo 2016. Arrivato in Uganda, non dimenticai la promessa fatta ai colleghi. Dall’8 maggio 2016 al 2 aprile 2017, la lettera settimanale era dedicata a descrivere fatti e persone incontrate, condividere le emozioni e le valutazioni personali, guardare al senso delle gioie e dei dolori. Da queste lettere è nato il mio primo libro, “La montagna del vento”. Raccontare e condividere quello che succedeva, suscitava in me una grande speranza, perché, misteriosamente, c’era sempre un incontro prezioso, un fatto inatteso, uno spettacolo naturale meraviglioso.
Così si illuminava la giornata e si affrontavano le fatiche e le difficoltà con una baldanza che non era solo mia. Scrivere è un impegno faticoso, che domanda tempo e attenzione. Soprattutto, implica la libertà di “dire di sé” e di mettersi in gioco. Pensavo al rientro dall’Uganda di smettere, ma il caro amico Carlo Zorzi, tornato alla passione giornalistica della giovinezza, dopo la lunga e fruttuosa parentesi di operatore umanitario che ci ha uniti, mi ha chiesto nell’autunno del 2017 di scrivere una pillola settimanale per il settimanale “Il Risveglio popolare”, che dirige per la diocesi di Ivrea. Così succede da allora.L’affetto che mi lega a Carlo e alla sua famiglia è stata una grazia in tutti i sensi, perché mi permette ogni domenica mattina nella mia mansarda, come avevo fatto sotto la veranda dell’ospedale nella savana, ai piedi della Montagna del Vento, di guardare al fondo delle cose avvenute durante la settimana passata, dei cieli, dei fiori, delle montagne e delle persone, rinnovando, attraverso la parola scritta, la speranza che mi si fa incontro.
“Tu appena cominci a cercarlo, e Cristo ti è già vicino. Non può sottrarsi a chi lo desidera, lui che si è manifestato a chi non lo attendeva; poiché Cristo è amore.” Sant’Ambrogio
Si tratta di brevi racconti che si leggono in un attimo, momenti di vita quotidiana, incontri, ricordi, emozioni, volti che tornano alla mente. In ognuno di essi descrivo la febbrile ricerca del Mistero nascosto nelle persone, nelle circostanze, nelle cose, nel nostro cuore. Infatti il “divino nascosto” non aspetta altro che di essere scoperto ed amato. Il 13 giugno 2021, quarto anniversario della morte del grande missionario padre Pietro Tiboni, mi sono reso conto che nessuno aveva scritto, né aveva intenzione di scrivere della sua vita così ricca di avventure, fede, sapienza e carità. Così è nato il mio terzo libro. “Padre Tiboni, Uno tra i più santi uomini che abbiamo”.
Il titolo, a ragione, prende spunto da una definizione felice di Don Giussani che ho scoperto, scrivendo e raccontando, essere stato ancora una volta profeta. Dedicai questa fatica, nuova perché mai mi ero cimentato nel racconto di una intera esistenza, a Fratel Elio Croce, un altro protagonista della mia vita in terra di missione. Tutti i 30 anni trascorsi in Uganda con la mia famiglia hanno avuto in Elio e Pietro i giganti che hanno reso sicuro e anche facile l’impervio, e a volte pericoloso, cammino comune. Così nacque il quarto libro, “Elio Croce. Fratello, missionario, comboniano”. Un altro racconto di una vita bella e preziosa, donata incondizionatamente nella carità. Infine, proprio in questi giorni, è uscita la storia semplice e gloriosa di un mio compagno di studi e collega, “Bobo Torchiana. L’amore non fa mai male al prossimo”. Francesco detto Bobo è stato uno come noi, eppure aveva qualcosa di speciale, che lo rendeva attraente, nobile, capace. Non era una ricchezza tutta sua, era il dono di una grazia che ha saputo accogliere e cercare anche nei momenti difficili della sua breve e intensa vita.
Passo dopo passo, pillola dopo pillola e libro dopo libro, ho capito di poter dedicare questa ultima stagione della mia vita al racconto della bellezza e della carità che ho incontrato e che rende ricco e appassionato il mio presente, anche se tanto di me incomincia a venire meno. A questa schiera di amici va la gratitudine di aver suscitato in me la possibilità di guardare al Mistero che ci fa in ogni istante.
di Filippo Ciantia