Jim Carrey è sempre stato un attore istrionico. Chi non ricorda i suoi personaggi, dal Grinch ad Ace Ventura all’Enigmista? Quest’anno compie 63 anni e qualche tempo fa ha rivelato come la depressione sia stata la sua campagna di cammino.
Tutto è cominciato da quando nel 2015 la compagna Cathriona White, truccatrice irlandese, si è tolta la vita con un’overdose di medicine cinque giorni dopo essere stata lasciata dall’attore. Così Jim è precipitato nella depressione. In una intervista si racconta così. “Ne ho sofferto per anni ma non è più la mia compagna costante, come un tempo. Ora non mi sento più affogare perché mi sono reso conto che è come la pioggia, ti bagna, certo, ma non si posa abbastanza da sommergermi”. Jim Carrey è un attore famoso e nell’immaginario collettivo dovrebbe essere esente da ansie e preoccupazioni quotidiane.
Eppure le sue parole ci ricordano che il cuore dell’uomo ha sete di infinito. Viviamo in un mondo dove tutto sembra fermarsi all’apparenza, dove i nostri desideri sono scelti da altri, dove il mito del successo, della ricchezza e della soddisfazione ad ogni costo di ogni nostra aspettativa può diventare la legge del quotidiano. Ma quando il dolore ti tocca ti rendi conto che tutto quanto ti viene proposto non basta più. Jim Carrey nell’intervista parla così della sofferenza che ha incontrato nella sua depressione: “Quell’abisso io lo chiamo “fiume di lacrime”. E’ qualcosa che spaventa tutti e che affrontiamo come meglio ci riesce, bevendo, facendo uso di droghe, ingozzandoci o facendo sesso con gente di cui non c’importa niente. Ci anestetizziamo per evitare il dolore. A volte sembra così forte la corrente che ti trascina, forte al punto di pensare di non farcela e di scomparire, ma poi attraversi la riva e ti ritrovi dall’altra parte. Quell’inferno che hai provato si mescola al paradiso e capisci che tutto il rumore che avevi nella tua testa è anche frutto dei pensieri in cui ti macini. Ci sono momenti luminosi e altri bui, ma ho cercato di scrollarmi di dosso l’idea che ruoti tutto attorno a me e ai miei desideri”.
La malattia, qualunque sia il volto che ha, è un cammino faticoso.
Condividere è il migliore aiuto ma ognuno deve trovare la risposta più giusta per sé e per la propria vita. Questa è quella che Maria Zambrano, filosofa spagnola ci suggerisce:
"Aprire gli occhi alla luce sorridendo,
benedire il nuovo giorno,
l'anima, la vita ricevuta, la vita...
Un regalo di Dio che ci conosce,
che sa il nostro segreto,
la nostra inutilità."