C'è un luogo dove la Speranza è presenza viva e quotidiana: l'ospedale.
Si respira ovunque, se si è capaci di percepirla. A volte è impercettibile, passa inosservata, altre volte è una presenza forte, ingombrante, quasi fisica.
Ci sono giorni in cui la speranza esplode incontenibile, deflagra come un fuoco d'artificio. Sono i giorni in cui ricevi la telefonata che annuncia la disponibilità di un fegato per quel paziente con cui hai lottato ogni giorno per mesi e per il quale, magari, stavi ormai perdendo la speranza. E invece, eccola che ritorna, più forte che mai. È la speranza di vedere crescere i propri figli, di poter accudire i propri genitori, di giocare con i propri nipoti, la speranza di avere un futuro.
La vedi accendere gli occhi stanchi del tuo paziente, dei suoi familiari e dei tuoi colleghi, che ogni giorno lavorano al tuo fianco. La speranza è motore per continuare con fiducia in questo lavoro, così bello ma anche così difficile, così pieno di sacrifici.
La speranza brilla anche quando gli esami di un paziente grave finalmente migliorano e lui riprende a parlarti, ti stringe la mano e ti ringrazia. Ma in realtà, sei tu a volerlo ringraziare, per aver riposto la sua speranza di salute in te, che ti senti così piccolo di fronte alla malattia.
Ci sono, invece, giorni in cui quella speranza sembra soffocare, come se venisse uccisa. Sono i momenti in cui devi comunicare una diagnosi terribile da sopportare. Allora vedi quella speranza spegnersi lentamente negli occhi del paziente e dei suoi familiari e vorresti tanto poter dire qualcosa che la riporti indietro, ma non puoi. Puoi solo cercare di esserci, consolare, condividere quel dolore così gigantesco, almeno un po'.
Sono i giorni più difficili in cui ti sembra di lavorare senza uno scopo. Poi, però, pensi che la speranza può ancora essere recuperata, ed è la speranza di non essere lasciati soli, di essere liberati dalla sofferenza e dal dolore fisico. È una speranza più amara, ma se la cerchi, in fondo c'è anche in quei momenti così disperati.
C'è infine un ultimo tipo di speranza, quella dolce e stanca che arriva di notte, quando la giornata sta finendo.
È la speranza di aver fatto del proprio meglio, di essere stata presenza per i pazienti e per i colleghi e soprattutto di aver contribuito a mantenere viva la speranza, anche solo per un po', anche solo per una persona.
di dottoressa Cinzia Simoni