Mentre rombavano in Palestina, notte e giorno, i frastuoni orrendi della guerra, una eco di grande musica, senza barriere etniche e religiose, si è diffusa da Gerusalemme fino in Italia, passando per Bologna, Pavia, Novara, Lecco. Questa musica non silenzia, purtroppo, le troppo lunghe e dolorose ferraglie di morte, né potrebbe farlo oggi, ma diffonde ugualmente una piccola grande storia di pace e speranza. È quella del Magnificat, la scuola di musica gestita dai francescani della Terra Santa, che raccoglie oggi oltre 200 studenti cristiani, musulmani ed ebrei e molti docenti, con analoghe radici etniche e religiose.

Una nutrita pattuglia di questi giovani, quasi venti, accompagnati da docenti e frati ed armata di violini e viole, è venuta nelle scorse settimane a regalarci una tournée di musica classica, grazie a benefattori, collaborazioni e a molti simpatizzanti. È un’ambasceria di pace. Si può vivere così, in pace, cercando la bellezza. Questo ci dicono dal Magnificat di Gerusalemme. Questa è la speranza condivisa dopo i recenti, preziosi approcci di pace tra Israele ed Hamas. I ragazzi del Magnificat hanno iniziato il loro cammino da Bologna lo scorso 26 settembre, perché nella città delle Due Torri c’era il grande festival francescano. Girando per le nostre strade si sono certamente avveduti delle bandiere palestinesi che sventolano in giro e sentito qualche comizio. Forse hanno anche visto sui muri scritte feroci di odio. Se anche le hanno lette, non è bastato a sottrarre ai volti di questi ragazzi quel sorriso carico di consapevolezza che diverse centinaia di persone han potuto intravedere, mentre eseguivano Vivaldi, Sibelius, Bartók, Respighi, Schumann e altri nella cornice di san Colombano, a Bologna, o in quella prestigiosa del duomo di Pavia. E quanto sono state struggenti le due canzoni finali in arabo, con un testo di amore e vita, cantate con voce deliziosa da un’allieva!

Siccome non tutti gli strumenti erano trasportabili da Gerusalemme all’Italia (basti pensare ai voluminosi contrabbassi), alcuni strumenti sono stati loro prestati nelle varie città attraversate. La cosa più toccante probabilmente è quanto accaduto a Pavia, dove questa giovane orchestra ha utilizzato gli strumenti musicali realizzati nella liuteria del carcere di Opera, a Milano, recuperando i legni dei barconi usati dai migranti che hanno tentato, spesso invano, di attraversare il mare nostrum verso in cerca di una nuova vita. In questo modo, due frontiere umane bisognose di speranza, la Terra Santa e il carcere, si sono incontrate.

Il Magnificat è nato trent’anni fa, nel 1995, attorno a un francescano, fra Armando Pierucci  e a un pianoforte. Fra Armando, organista, in Italia insegnava al conservatorio. A Gerusalemme vecchia s’era reso conto che la cultura musicale era assente. Mancavano scuole, mancavano docenti, così come mancavano e mancano luoghi paragonabili ai nostri oratori. Dove non c’è musica, i cuori sono forse più facili prede dell’inimicizia. Ha iniziato così, fra Armando, aggregando qualche ragazzo desideroso d’imparare pianoforte. In poco tempo, certamente tra mille difficoltà e diffidenze da superare, è cresciuta quest’opera straordinaria, che supera le barriere ideologiche e ha saputo anche superare l’ostacolo drammatico della guerra in corso. Molte le collaborazioni su cui comincia a contare. Tra queste, la collaborazione con il Conservatorio “Arrigo Pedrollo” di Vicenza, ente di formazione del Ministero italiano della Cultura, che ha riconosciuto l’Istituto come sede estera del conservatorio stesso.

Quella italiana di poche settimane fa non è certo l’unica tournée realizzata. Hanno viaggiato in Europa e negli stati Uniti ed anche la Andrea Bocelli Foundation collabora con il Magnificat. La guerra attorno, l’odio degli altri, non ha potuto fermarli. Sono pronti a dare musica per la pace che arriva.

di Egidio Tedeschi

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