270 medici di varie Regioni italiane hanno sottoscritto una lettera aperta “come contributo al dibattito attualmente in corso relativo alla pratica del suicidio assistito”. Affermano che “l’attività medica è ontologicamente in opposizione al suicidio: si studia anni  per cercare di curare al meglio il paziente, non per eliminarlo” e che “ una legge sul suicidio assistito non è, ad oggi, necessaria in Italia.

Qualunque testo di legge, anche il più garantista, introdurrebbe, nei fatti, il suicidio come diritto, secondo l’illusione che la soluzione dei problemi della vita possa essere la fine della vita stessa, aprendo ad un piano inclinato che porta al suicidio persone malate di depressione o solo perché anziane, come già accade in altri paesi dove queste leggi sono approvate da anni e da cui occorre imparare. Il paziente - affermano-  oggi ha il diritto di non acconsentire a terapie che ritiene eccessivamente gravose, pur proposte dal medico in “scienza e coscienza” e secondo criteri di appropriatezza clinica. Questo diritto si deve accompagnare alla certezza di non essere abbandonati, attraverso un adeguato accesso alle cure palliative che hanno lo scopo di prendersi in carico e accompagnare il paziente e la sua famiglia per tutto l’iter di malattia cronica non guaribile, fino alla fine... Le successive sentenze della Consulta dal 2019  in poi hanno introdotto una sorta di diritto al suicidio assistito “gratuito”. Ma “esiste forse un diritto a disporre della propria vita obbligando la società a farsi carico di terminarla?”

Nel documento i medici affermano  inoltre :“Desideriamo richiamare le radici della professione medica, il cui obiettivo è il perseguire il bene dei pazienti in scienza e coscienza, con lo scopo di guarire quando possibile o di curare ed accompagnare il malato inguaribile rispettando la sua dignità. Come diceva Cicely Saunders, fondatrice degli Hospice e contraria a forme di eutanasia: «Tu sei importante perché sei tu, e sei importante fino all’ultimo momento della vita. Faremo tutto ciò che è in nostro potere non solo per aiutarti a morire in pace, ma anche per farti vivere fino al momento della tua morte».

Noi andiamo a lavorare tutti i giorni desiderando guardare i nostri malati in questo modo, in tutte le fasi della loro malattia. Da ultimo, desideriamo anche richiamare la società a ripensare il suo ruolo in questo delicato momento storico, perché è attraverso forme di carità e solidarietà civile che si offre una prossimità umana al bisogno del malato e della sua famiglia, che un popolo cresce e si educa alla speranza”.

Link alla petizione

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