Sono mamma di un ragazzo con Sindrome Down orgogliosa da sempre di esserlo per tutto quello che mi ha fatto scoprire. Non sono state fatte indagini prenatali, perché per me un figlio sarebbe stato accolto come un figlio, una persona prima di tutto. Il giorno dopo la sua nascita io e mio marito ci siamo rinnovati intenzioni e promesse verso di noi e verso l’altro figlio.

Naturalmente al suo arrivo il primo pensiero è di proiettarsi nel futuro e nonostante la conoscenza della Sindrome, voler a tutti i costi immaginare la sua crescita. E’ il primo pensiero del mattino e l’ultimo della sera. Ma quando ti accorgi che il futuro di ognuno di noi è impossibile conoscerlo, allora vivi giorno per giorno, attimo per attimo, tutti i processi della crescita e di quel percorso lento in cui si apprezzano tutti i particolari che sono sfuggiti con l’altro figlio, dalla meraviglia del camminare a quella di fare una cosa da solo,dalle prime parole e tantissimo altro ancora.

Mio figlio mi ha insegnato ad apprezzare ritmi di vita più lenti che noi presi dalla frenesia del quotidiano a volte non contempliamo e poi la spontaneità e la bellezza della vita, sì perchè al loro sguardo non sfugge proprio nulla, apprezzando ad esempio un cielo stellato o un tramonto ricco di penellate di colore diverso. La fiducia è molto importante in un cammino di crescita perchè ti dà la tranquillità di collaborare, osservare e nello stesso tempo di intervenire al fine di migliorare le situazioni. Ma per fare questo bisogna essere sempre sul pezzo, camminare a fianco del proprio figlio per affrontare dal nido e alla scuola materna, elementare, media e superiore tutto il cammino necessario per il suo apprendimento e tutto quello che verrà dopo …. però è importante favorire le relazioni con tutti, soprattutto far capire agli altri genitori le difficolta’ perché ci sia piena accoglienza e quel figlio possa essere non un problema o un rallentamento ma un arricchimento per tutti.

Questo, ve lo assicuro, è possibile perché l’ho vissuto in prima persona con ottimi risultati. Ma c’è ancora molto da fare. Ognuno nella società deve fare la propria parte per l’inclusione dei nostri figli disabili, saperli guardare, ascoltarli e apprezzare le loro capacità valorizzandole per abbattere ogni pregiudizio.

Voglio immaginare un futuro per i miei figli, dove ognuno di loro possa percorrere la propria strada e il loro progetto di vita, ma che soprattutto diano il meglio di se stessi e possano essere felici. Un grazie alla mia grande famiglia e a tutte ma tutte le persone che sono presenti nel cammino di mio figlio.

 

di Antonella Cibin

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