Fulvio De Nigris, membro del direttivo del Club, ha riflettuto sulla vicenda di Laura Santi, la giornalista che ha scelto il suicidio assistito. Le note che ha condiviso pubblicamente sono umanissime, ci hanno colto nel vivo e crediamo interroghino tutti, eccovele:
È da giorni che ci penso e sento il silenzio dentro di me. Provo rispetto profondo per la scelta di Laura Santi, che commuove e ci mette davanti al mistero del dolore e della libertà individuale. Ma come collega giornalista sento il dovere di non tacere per le migliaia di persone che ogni giorno combattono una malattia, che scelgono - o non possono che scegliere - la vita, la cura, l’accompagnamento, anche nel dolore.
Il dubbio di vivere attraversa tutti, ma più forte resta in me il dubbio che chi non può parlare venga dimenticato. Chi non ha voce - perché in coma, in stato di minima coscienza, affetto da disabilità gravissime - rischia di essere cancellato dal dibattito pubblico.
E se tutte le battaglie vanno rispettate, provo un senso di disagio davanti all’immagine di un gruppo sorridente, capeggiato da Marco Cappato, che porta in Parlamento gli scatoloni con le firme per il referendum sull’eutanasia.
Non è il fine a imbarazzarmi, ma la spettacolarizzazione. Il dolore non è una campagna, la libertà non è uno slogan. Il fine vita merita riflessione profonda, ma non può schiacciare — né oscurare — il durante la vita. I diritti di cura, accompagnamento, dignità e cittadinanza devono essere garantiti prima di tutto a chi non ha voce. Perché anche nel silenzio c’è vita.
E in quella vita c’è ancora una forma di speranza.