Ho avuto la fortuna di incontrare Il Dott. Bertolotti nel lontano 1979 all’ambulatorio ostetrico ginecologico del Consultorio di Binasco nell’hinterland milanese. Già nella sala d’aspetto si respirava un’aria “strana”: molte donne in attesa da tempo, nessuna lamentazione, solo una frase che avrei sentito ripetere spesso negli anni: “E’ sempre così.. con il dottore sai quando entri in ambulatorio ma non quando uscirai”.

Per lui ogni visita era un incontro, un’occasione per ascoltare, accogliere le tue necessità e proporre con entusiasmo i metodi naturali di regolazione delle nascite. Un inno alla vita .. sempre. Era schivo il dottore,riservato ma attentissimo ai tuoi bisogni.. Negli anni ho imparato a conoscerlo. Ogni volta era l’occasione per fornirmi materiale sui suoi studi e incitare me, giovane medico, a diffondere tra i miei pazienti i metodi naturali. Le visite erano l’occasione per raccontarmi, sempre con molta delicatezza, l’impegno a favore della vita che svolgeva al Policlinico di Pavia nel reparto di Ostetricia e Ginecologia. Quante donne aveva avvicinato e sostenuto nella scelta di continuare la gravidanza nonostante i dubbi e le difficoltà e quante ne aveva aiutate anche economicamente indirizzandole ad una ampia rete di aiuto concreto. Ma anche quante minacce di mariti o compagni che non volevano sostenere la vita del nascituro! Eppure era sempre determinato a minimizzare le difficoltà che incontrava.

Quando è nato mio figlio mi è stato vicino con discrezione e sollecitudine e conservo ancora la fotografia che seconda una tradizione da lui iniziata, usava scattare ponendo il bambino appena nato sulla pancia della mamma ancora in sala travaglio. Era il suo ringraziamento per una nuova vita. E’ mancato a 65 anni dopo un incidente stradale il 5 Novembre 2005. Con orgoglio ho portato la mia testimonianza nell’istruzione del processo di beatificazione.Il Venerabile Dott.Giancarlo Bertolotti è sepolto in una navata della Basilica di Sant’angelo Lodigiano. Di lui Monsignor Paolo Magnani, già vescovo di Lodi ha detto : “Ha realizzato le parole di Gesù: Ero malato e Mi avete visitato.Per me è Santo, subito, perché lo era anche in vita. Un Santo tra i piccoli del Vangelo”.

 

di Claudi Ferrari

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270 medici di varie Regioni italiane hanno sottoscritto una lettera aperta “come contributo al dibattito attualmente in corso relativo alla pratica del suicidio assistito”. Affermano che “l’attività medica è ontologicamente in opposizione al suicidio: si studia anni  per cercare di curare al meglio il paziente, non per eliminarlo” e che “ una legge sul suicidio assistito non è, ad oggi, necessaria in Italia.

Qualunque testo di legge, anche il più garantista, introdurrebbe, nei fatti, il suicidio come diritto, secondo l’illusione che la soluzione dei problemi della vita possa essere la fine della vita stessa, aprendo ad un piano inclinato che porta al suicidio persone malate di depressione o solo perché anziane, come già accade in altri paesi dove queste leggi sono approvate da anni e da cui occorre imparare. Il paziente - affermano-  oggi ha il diritto di non acconsentire a terapie che ritiene eccessivamente gravose, pur proposte dal medico in “scienza e coscienza” e secondo criteri di appropriatezza clinica. Questo diritto si deve accompagnare alla certezza di non essere abbandonati, attraverso un adeguato accesso alle cure palliative che hanno lo scopo di prendersi in carico e accompagnare il paziente e la sua famiglia per tutto l’iter di malattia cronica non guaribile, fino alla fine... Le successive sentenze della Consulta dal 2019  in poi hanno introdotto una sorta di diritto al suicidio assistito “gratuito”. Ma “esiste forse un diritto a disporre della propria vita obbligando la società a farsi carico di terminarla?”

Nel documento i medici affermano  inoltre :“Desideriamo richiamare le radici della professione medica, il cui obiettivo è il perseguire il bene dei pazienti in scienza e coscienza, con lo scopo di guarire quando possibile o di curare ed accompagnare il malato inguaribile rispettando la sua dignità. Come diceva Cicely Saunders, fondatrice degli Hospice e contraria a forme di eutanasia: «Tu sei importante perché sei tu, e sei importante fino all’ultimo momento della vita. Faremo tutto ciò che è in nostro potere non solo per aiutarti a morire in pace, ma anche per farti vivere fino al momento della tua morte».

Noi andiamo a lavorare tutti i giorni desiderando guardare i nostri malati in questo modo, in tutte le fasi della loro malattia. Da ultimo, desideriamo anche richiamare la società a ripensare il suo ruolo in questo delicato momento storico, perché è attraverso forme di carità e solidarietà civile che si offre una prossimità umana al bisogno del malato e della sua famiglia, che un popolo cresce e si educa alla speranza”.

Link alla petizione

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“Nessuno vale di meno a causa della droga” è un progetto della Caritas cilena che offre aiuto concreto a tossicodipendenti ed emarginati incontrati tra le strade della città.  Durante un concerto per i detenuti del carcere Paula Giovanetti e Javier Brossart  incontrano Francisco Mera, ingegnere industriale e chitarrista per diletto. Colpito dalla bellezza dei canti chiede loro di scrivere una canzone per quanti vagano tristi e soli per le strade della città. C’è bisogno di speranza, c’è bisogno di allargare un’orizzonte sempre più cupo e ripiegato dentro l’abbraccio soffocante della dipendenza. La mano che viene loro tesa vuole essere un aiuto a rialzarsi, a domandare aiuto a chi non giudica e dà sempre una possibilità di ricominciare.                              

 “Nostra Signora dell’angolo” (esquina in spagnolo) è colei che ti raggiunge nell’ ”angolo” in cui ti nascondi e questo canto vuole ricordare che per tutti, veramente “tutti” , anche nel buio brilla sempre un piccolo lume di speranza.

“Il mio cammino era una strada senza orizzonte e senza uscita,                                                                                  

i miei occhi già si chiudevano, il mio cuore non batteva più.                                                                              

Mi nascondevo nella mia tristezza, nessuno lo sapeva;                                                                                    

però qualcuno mi conosceva lo stesso e mi aspettava all’angolo.                                                                       

Nostra Signora dell'Angolo, tu che abbracci le mie ferite,                                                                          

quando la mia vita si incupisce, sei la fiamma che la illumina.                                                                                   

A chi ti cerca ancora, a chi ti consegna la sua vita,                                                                                             

dagli la Tua mano tenera, lascia che fiorisca il Tuo seme.                                                                                             

A chi ha perso il suo cuore o l'ha giocato in una partita,                                                                                      

fagli vedere che il Signore rinasce ogni giorno dalle sue ferite.                                                                                

Quando la stanchezza vinceva in me e i miei errori mi affossavano,                                                                      

ti ho offerto tutto il mio dolore e il tuo abbraccio ha riscattato la mia vita”.      

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