A marzo 2026 a Madrid in un incontro dell’Happening organizzato dagli studenti dell’Università Atlantida tra i relatori spiccava la presenza di Maria del Mar Garcia Garrido. Maria è una giornalista affetta dall’età di sei anni da una forma di leucodistrofia. Le sue giornate sono scandite da terapie riabilitative fisiatriche e respiratorie ma non trascura mai il suo lavoro, anzi la sua vocazione di comunicatrice sia alla radio che su social media.
In particolare conduce un programma su Radio Maria legato ai problemi delle persone con disabilità. Sempre più aumentano i casi di richiesta di eutanasia legale da parte di persone sofferenti e con i più diversi vissuti e aumentano le domande che rendono il cuore inquieto. C’era un’altra possibile scelta? Come stare accanto a chi vive quella situazione trovando il coraggio di promettere più vita che morte? Maria ogni giorno ci dà la sua risposta. Proprio in un’ intervista radiofonica ha detto: “A prima vista, potrebbe sembrare che io non faccia molto, ma la verità è che faccio più della media. Fin da piccola ho imparato a sfruttare al massimo ogni secondo e, dove tutti gli altri vedono difficoltà, io vedo opportunità. C'è una frase che mi è stata insegnata da bambina e che tutti dovrebbero tenere a mente: “Non soffermarti su ciò che hai perso, ma concentrati su ciò che devi ancora fare”. Ed è esattamente quello che faccio. La mia vita sembra limitata, ma io mi vedo illimitata, ed è così che dovremmo vederci, perché non sappiamo fin dove possiamo arrivare”.
“Finché c’è vita, dobbiamo viverla. La vita è un dono e non possiamo sprecarla. Ho periodi di grande dolore, ma ho anche una famiglia meravigliosa, amici incredibili e una fede che mi accompagna ovunque io vada.” “Ognuno di noi ha una missione in questa vita; siamo strumenti di Dio. Credo che con la mia malattia io possa aiutare gli altri e mostrare loro cose che non hanno ancora sperimentato, condividere esperienze di vita di inestimabile valore. Sono pienamente consapevole della mia malattia e credo che questa vita, che è una sola, debba essere vissuta appieno”.
Sono Annalisa, sposata con Antonio e madre di quattro figli. Tre sono qui con noi e Giuseppe è nato al cielo il 13/11/2014.
Desidero raccontarvi ciò che è accaduto quel giorno perché i segni che poi abbiamo colto con il tempo ci hanno portato a riconoscere che il Signore e’ sempre stato accanto a noi, donandoci la grazia di vivere tutto con la consapevolezza che la VITA è DONO e MISTERO e che anche da un'avvenimento doloroso, come la morte, può nascere un opera meravigliosa.
Ero già mamma di Miriam e Giuseppe doveva nascere l’8/12, festa della Madonna Immacolata .
La mattina dell’12/11 avverto che c’è qualcosa che non va… non sento il bimbo muoversi nella pancia. Trascorro la giornata cercando di non allarmarmi e interpello l’ospedale per capire se la cura che avevo iniziato per il diabete gestazionale poteva in qualche modo esserne la causa; i medici dicono di stare tranquilla e di abbassare il dosaggio dell’insulina. La sera a cena non riesco più a trattenere la preoccupazione, sento che c’è qualcosa che non va, lo dico a mio marito e decidiamo di andare in ospedale per un controllo. Accompagniamo Miriam dai nonni e ci rechiamo in ospedale. In reparto vengo visitata dalla ginecologa e mentre guarda il monitor non ha il coraggio di dirmi che il mio bambino era morto. Mio marito, invece, comprende subito la situazione e piangendo mi abbraccia forte. Da quel momento siamo stati travolti da un dolore immenso ma anche da una solidarietà umana incredibile.
Veniamo accompagnati in sala parto e vengo affidata a Paola l’ostetrica che mi avrebbe assistito durante il travaglio. Paola mi supporta per tutta la notte, con la vicinanza e la preghiera; custodisco tra le mie cose più care il rosario che mi regalò e un biglietto che diceva che Giuseppe era un dono che avrebbe illuminato la nostra vita. Il trascorrere del tempo ci fa sempre di più prendere coscienza della “valanga” da cui eravamo stati travolti, ma non eravamo soli! Molte persone, in mille modi diversi, entravano nella nostra vita per donarci sostegno, conforto, supporto, compagnia.
Giuseppe nasce al cielo alle ore 13.20 del 13/12/2014; fin da subito sento in cuor mio che la sua vita era affidata alla Madonna e nelle sue braccia il mio bambino sarebbe stato al sicuro...così decidiamo di affidare anche il nostro dolore a Maria Immacolata e in occasione dell' 8 dicembre partiamo con la nostra bambina per Lourdes.
Ecco da lì ogni minuto lo abbiamo custodito e ogni persona che ci abbracciava era per noi balsamo e sostegno. Dopo un evento così doloroso e traumatico ho desiderato essere sostenuta psicologicamente per poter elaborare il lutto insieme a mio marito e a mia figlia Miriam. La psicologa che ci ha seguiti ci ha fatto conoscere altre famiglie che avevano attraversato il lutto perinatale. Decidiamo di incontrarci con loro e da lì non ci siamo più lasciati!!! Anzi è nata un associazione: I BARATTOLI DELLA MEMORIA che ha lo scopo di sensibilizzare, condividere, sostenere con la vicinanza e abbracciare le famiglie colpite dal lutto perinatale.
Nel 2016 nasce il mio terzo figlio Davide e il 07 dicembre 2017 Luca.
La mia fede diventa più profonda: sento che il dolore con il trascorrere del tempo si trasforma in un sentimento più profondo e vero; l'Amore con la A maiuscola.. quell'Amore capace di farmi sentire GRATA per ogni semplice gesto ricevuto di affetto, vicinanza, bene.
Termino ringraziando il Signore per la professione che svolgo; coordino in un servizio diurno per ragazzi disabili dove al centro c’è l'attenzione e la cura per la PERSONA UMANA. Sono circondata da persone speciali che mi testimoniano ogni giorno che la vita è un dono meraviglioso.
Ho imparato ad apprezzare il valore che ognuno ha perchè è stato creato, desiderato e amato!
di Annalisa Dabraio
Cent’anni sono passati dalla scomparsa del leggendario “re dell’evasione”, il mago Harry Houdini. Egli ha costruito la sua fama cercando di dimostrare che il corpo umano può superare ogni limite. Il Festival Internazionale della Magia di San Marino 2026 sceglie di celebrare la sua eredità con un gesto controcorrente e carico di significato.
L’apertura del Festival sarà affidato a Magica Gilly, unica maga al mondo con Sindrome di Down per ricordarci che la più grande evasione oggi non è sfuggire ai legami di catene e lucchetti ma dal pregiudizio. Una sfida culturale che dimostra come talento e determinazione possono spezzare barriere sociali purtroppo ancora oggi presenti. Certo Maga Gilly, al secolo Giliana Flore parte avvantaggiata dall’avere un padre, il Mago Gabriel, esperto del settore, ma gode anche della cura, della pazienza e della fiducia nelle sue capacità che lo stesso padre ha messo in gioco trasmettendole il piacere della sua arte.
Così in anteprima mondiale Magica Gilly tenterà un esperimento rimasto per un secolo tra gli appunti privati di Houdini e mai realizzato: modificare l’immagine di una fotografia mentre questa si trova in volo, senza alcun contatto fisico, guidata esclusivamente dalla volontà e dalla concentrazione unendo psicologia, teatro e suggestione . «Se Houdini liberava il corpo - dice mago Gabriel - Gilly libera l’anima».
E questo è il meglio della magia.