La Walk for Life di Chicago è un grande raduno per una camminata dedicata alla Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), grazie al quale si raccolgono fondi per le cure essenziali e la ricerca. Papa Leone ha voluto esprimere la propria vicinanza ai partecipanti e agli scienziati e ricercatori lì riuniti.
Negli ultimi dieci anni - ha detto - usando tutta la vostra conoscenza e compassione per comprendere le malattie del motoneurone e alleviare le sofferenze delle infermità che causano avete compiuto notevoli progressi. Come tutti i qui presenti, anch’io vi sono profondamente grato… Sono anche grato di essere alla presenza di così tanti caregiver: medici e infermieri, terapisti occupazionali, fisioterapisti e logoterapisti, operatori sociali e, soprattutto, amici e familiari. La vostra cura e compassione per quanti convivono con la SLA e altre malattie del motoneurone sono d’ispirazione per me e per tante altre persone. ..Permettetemi di dire qualcosa a voi che convivete con la SLA: avete un posto speciale nei miei pensieri e nelle mie preghiere. Avete ricevuto un fardello importante da portare. Vorrei che non fosse così. Tuttavia, le vostre sofferenze offrono un’opportunità per scoprire e affermare una verità profonda: la qualità della vita umana non dipende dai risultati raggiunti. La qualità delle nostre vite dipende dall’amore.
Nella vostra sofferenza potete sperimentare una profondità dell’amore umano precedentemente sconosciuta. Potete crescere in gratitudine per tutto ciò che è stato e per le persone che ora si prendono cura di voi. Adesso potete sviluppare un senso profondo della bellezza del creato, della vita in questo mondo e del mistero dell’amore. Prego per voi. Prego perché invece di lasciarvi sopraffare dalla frustrazione, dalla mancanza di speranza o dalla disperazione vi abbandoniate al mistero dell’esistenza umana, all’amore dei vostri caregiver e all’abbraccio del Divino. E infine, qualche parola a chi è in lutto. Dopo esservi presi cura dei vostri cari colpiti da SLA, ora piangete la loro scomparsa. Non li avete dimenticati.
E, di fatto, il vostro amore è stato purificato dal vostro servizio e poi dal vostro lutto. Avete imparato, e ogni giorno penetrate più profondamente nel mistero più profondo: la morte non è la parola definitiva. L’amore vince la morte. L’amore vince la morte. L’amore vince la morte.
Jim Carrey è sempre stato un attore istrionico. Chi non ricorda i suoi personaggi, dal Grinch ad Ace Ventura all’Enigmista? Quest’anno compie 63 anni e qualche tempo fa ha rivelato come la depressione sia stata la sua campagna di cammino.
Tutto è cominciato da quando nel 2015 la compagna Cathriona White, truccatrice irlandese, si è tolta la vita con un’overdose di medicine cinque giorni dopo essere stata lasciata dall’attore. Così Jim è precipitato nella depressione. In una intervista si racconta così. “Ne ho sofferto per anni ma non è più la mia compagna costante, come un tempo. Ora non mi sento più affogare perché mi sono reso conto che è come la pioggia, ti bagna, certo, ma non si posa abbastanza da sommergermi”. Jim Carrey è un attore famoso e nell’immaginario collettivo dovrebbe essere esente da ansie e preoccupazioni quotidiane.
Eppure le sue parole ci ricordano che il cuore dell’uomo ha sete di infinito. Viviamo in un mondo dove tutto sembra fermarsi all’apparenza, dove i nostri desideri sono scelti da altri, dove il mito del successo, della ricchezza e della soddisfazione ad ogni costo di ogni nostra aspettativa può diventare la legge del quotidiano. Ma quando il dolore ti tocca ti rendi conto che tutto quanto ti viene proposto non basta più. Jim Carrey nell’intervista parla così della sofferenza che ha incontrato nella sua depressione: “Quell’abisso io lo chiamo “fiume di lacrime”. E’ qualcosa che spaventa tutti e che affrontiamo come meglio ci riesce, bevendo, facendo uso di droghe, ingozzandoci o facendo sesso con gente di cui non c’importa niente. Ci anestetizziamo per evitare il dolore. A volte sembra così forte la corrente che ti trascina, forte al punto di pensare di non farcela e di scomparire, ma poi attraversi la riva e ti ritrovi dall’altra parte. Quell’inferno che hai provato si mescola al paradiso e capisci che tutto il rumore che avevi nella tua testa è anche frutto dei pensieri in cui ti macini. Ci sono momenti luminosi e altri bui, ma ho cercato di scrollarmi di dosso l’idea che ruoti tutto attorno a me e ai miei desideri”.
La malattia, qualunque sia il volto che ha, è un cammino faticoso.
Condividere è il migliore aiuto ma ognuno deve trovare la risposta più giusta per sé e per la propria vita. Questa è quella che Maria Zambrano, filosofa spagnola ci suggerisce:
"Aprire gli occhi alla luce sorridendo,
benedire il nuovo giorno,
l'anima, la vita ricevuta, la vita...
Un regalo di Dio che ci conosce,
che sa il nostro segreto,
la nostra inutilità."
La nostra amica del Club L’Inguaribile Voglia di Vivere, Rita De Cillis, ha voluto condividere con noi pur nel dolore per la perdita del suo papà, la gratitudine di una vita condivisa fino all’ultimo istante. Così ci scrive:
“Il giorno prima la festa del Vostro 60’ di matrimonio, tanto attesa e il giorno dopo il destino del nostro caro papà si è compiuto. Una sovrabbondanza di vita e di amore che ci porteremo nel cuore per tutto il resto della nostra vita!
Dormi papà
Dormi
Riposa.
Hai lottato tanto, riposa.
Hai affrontato tante sfide, non ultima questa malattia.
Fino all’ultimo abbiamo sperato potessi guarire…
Ora è arrivato il momento di lasciarti andare.
Hai sempre vissuto tutto con una positività totale, saldo nella fede, ricolmo di vita, mai un lamento, solo speranza, sempre e solo parole belle per tutti. Grazie per avermi accolto, accudito con amore insieme alla mamma. Mi hai portato con te nei tuoi viaggi di lavoro e io ti seguivo fiera e felice. Ora sei arrivato all’ultimo viaggio, il tuo destino si è compiuto, ci apri la strada verso il paradiso. Proteggici da lassù e mantienici nell’amore e nella speranza. Concludo con questa preghiera che mi è tanto cara: “Custodisci la tua famiglia, la tua comunità, il tuo popolo o Dio, con la fedeltà del tuo amore e sostieni sempre la fragilità della nostra esistenza con la tua grazia, unico fondamento della nostra speranza”
Qui sotto la lettera di papà Nicola prima di salire al cielo:
